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Benny Morè

Bartolomeo Morè (soprannominato Benny) nacque a Santa Isabel de las Lajas (Cienfuegos) il 24 agosto 1919.
La sua infanzia fu caratterizzata dalla povertà e da un ambiente ricettivo ai riti e ritmi africani.
Nel 1940 si reca a La Havana con il fermo proposito di affermarsi come musicista. Per il giovane Bartolomeo sono anni difficili, passati a suonare per strada e spesso a chiedere l'elemosina per sopravvivere.
Negli anni seguenti tenterà la fortuna con vari concorsi musicali, ma senza mai sfondare finchè nel 1944 riesce a partecipare ad un programma radiofonico col il Septeto Cauto.
Per la stessa emittente lavorava anche il più famoso Conjunto Matamoros, coincidenza che segnerà il futuro artistico del cantante. Successe che Miguel Matamoros, a corto di voce nell’imminenza di una esibizione, chiese in prestito un cantante ai colleghi del Septeto Cauto e quest’ultimi mandarono proprio Bartolomeo Morè. La sua voce si integrò alla perfezione nel  complesso tanto che ne divenne un componente stabile.

Col Conjunto Matamoros viaggerà in diversi paesi latino-americani contribuendone al successo. Arrivati in Messico, Bartolomeo decide di non seguire il Conjunto di ritorno a Cuba per provare la carriera solistica.
In questa occasione decide, su suggerimento dell’amico Rafael Cueto, di cambiare il nome poiché in Messico Bartolo ha il significato di  asino o stupido e quindi adotta il nome d’arte Benny.
In messico si esibisce nei cabaret assieme a Lalo Montanè col quale formano il Dueto Antillano. In seguito viene chiamato a partecipare in diverse orchestre, la più importante delle quali fu quella di Tito Puente (El rey del mambo).
Ormai famosissimo in tutta l’america centrale, alla fine degli anni 50, decide di far ritorno a Cuba dove invece lo conoscevano solo i vecchi amici. Il successo in patria comunque non tarda ad arrivare, collabora con diverse orchestre e partecipa a numerose trasmissioni radifoniche guadagnandosi l’appellativo di “el barbaro del ritmo”.
Dopo questa esperienza decide di fondare la sua orchestra La Banda Gigante che soprannominerà affettuosamente "La tribù". A partire dal 1953 con la sua band passa di successo in successo affermandosi in tutta l'America Latina come il cantante della musica cubana. L'ammirazione in patria lo convertirono in un idolo per i cubani. Nel 1956 viene invitato negli Stati Uniti per i festeggiamenti della notte degli Oscar e nuovamente nel 1959 quando si esibirà nel mitico Palladium assieme a Tito Puente.
La sua vita e la sua folgorante carriera subiscono un prematuro termine con la morte sopravvenuta nel 1963 a causa di una cirrosi epatica.