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Orishas

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La santeria

La santeria nacque per opera degli schiavi africani introdotti a Cuba dai mercanti spagnoli nei secoli XVIII e XIX.
Come i bianchi, anche i neri portarono sull'isola i propri usi e costumi, le tradizionali danze rituali ma sopratutto portarono le loro religioni animiste.
Gli spagnoli, non poterono accettare che si praticassero altre religioni, per di più "pagane", e quindi imposero il cattolicesimo come unico credo.

Queste conversioni non furono certo indolori e ben presto gli schiavi compresero che conveniva fingersi convertiti e continuare a venerare le proprie divinità.
Lo stratagemma consisteva nell'abbinare una divinità africana ad un santo cattolico come fossero una unica identità. Questi abbinamenti non furono casuali, ma dettati da cosa l'immagine di un santo richiamava nella raffigurazione della divinità pagana.
Per esempio l'effigie di Santa Barbara con in mano la spada, presente sui galeoni spagnoli a protezione del deposito munizioni, fù subito associata a Changò dio guerriero anch'esso raffigurato con un arma nell'iconografia africana.

Attraverso alterne vicende di repressione e concessioni questo culto si espanse contaggiando le fascie più povere della popolazione e si continua a praticare anche ai giorni d'oggi.
Gli adepti di questo culto, i santeri, si riuniscono nelle cosidette Toque de santo presenziate da sacerdoti chiamati Babalao (persone giudicate particolarmente esperte nei riti propiziatori, esperti in divinazione e abili guaritori) e qui cantano, ballano e mettono in scena rappresentazioni delle loro divinità.

La leggenda racconta che Olofi, dio onnipotente, viveva in uno spazio infinito, fatto solo di fuoco. Un giorno, stanco di questa solitudine liberò la sua potenza e creò il mare, la terra, i fiumi, i boschi. A protezione di questi elementi mise delle divinità e si ritirò a vivere dietro il sole ma non prima di aver assegnato a Obatalà il compito di creare gli esseri umani.

Gli esseri umani non possono comunicare direttamente con Olofi ma solo attraverso gli Orishas, i santi.

Gli Orishas:

Elegguà
Dio burlone, amante degli scherzi, è colui che apre e chiude il cammino, rappresenta la vita e la morte, l'inizio e la fine, il giorno e la notte. Viene rappresentato come un bambino giocherellone, vestito di rosso e nero, con una borsa di dolciumi e un garabato, ramo a forma di gancio col quale apre i molti cammini verso il futuro. A lui viene dedicato sempre il ballo di apertura nei riti santeri.
E' anche il messaggero di Olofi e viene associato a S.Antonio da Padova.

Oggun
E' il padrone dei metalli, Dio della guerra e del lavoro, creatore di tutti gli strumenti di lavoro, come il martello, coltello, sega. E' rappresentato corpulento, vestito di rami con in mano un macete che brandisce in tutte le direzioni. I suoi colori sono il verde, nero e lilla. Viene associato a San Pietro.

Ochosi
Fratello di Oggun è il dio protettore dei cacciatori e dei pescatori. E' anche responsabile della giustizia, a lui ci si rivolge quando si hanno problemi con la legge. Vive sui monti col fratello e i suoi colori sono azzurro, giallo e rosso. Si identifica con San Norberto e San Pietro.

Changò
E' considerato il dio dei tuoni e dei fulmini, del ballo, della virilità. E' estremamente sensuale e irresistibile per le donne tanto che ha diverse mogli. Viene rappresentato come un giovane vestito di rosso e bianco, orgoglioso della propria virilità, con in mano un ascia a doppia lama o una spada.

Obatalà
E' il dio creatore della terra e degli uomini, della giustizia e della purezza. Viene rappresentato come un vecchio claudicante ma anche come un giovane guerriero che impone la giustizia con la spada. Il colore è il bianco, ma può essere rosso, marrone o altri colori che rappresentano i suoi diversi cammini. Si sincretizza con la Vergine de la Mercedes.

Ochùn
E' la padrona delle acque dolci dei fiumi e dei laghi, bellissima e carica di erotismo è anche lei moglie di Changò. Protetta da Yemayà rappresenta l'amore, la bellezza e la fertilità. Viene raffigurata come una giovane mulatta vestita di giallo, il suo colore.
Si sincretizza con la Signora della Caridad, patrona di Cuba.

Yemayà
E' la madre della vita e padrona di tutti i mari. Il suo colore è l'azzurro e il bianco. E' rappresentata come una giovane donna, alta sorridente e dai grandi occhi. Protettrice dei marinai si identifica con la Vergine de la Regla.

Oya
Sorella di Yemayà e Ochun, moglie di Changò, è padrona del fulmine, del temporale e della porta del cimitero, in quanto dea della Morte. Il suo colore è il rosso vivo.
Si sincretizza con Santa Teresa D'Avila.

Babalu Aye
Rappresenta le malattie infettive e viene invocato per proteggersi da queste. Viene rappresentato come un lebbroso accompagnato da due cani. San Lazzaro è il corrispondente cattolico.

Orula
È la divinità della sapienza e della divinazione, unico a cui Olofi permise di essere testimone della creazione dell'universo, ora continua ad essere testimone del percorso dei destini degli esseri umani. I suoi colori sono il verde e il giallo e si identifica in San Francesco d'Assisi.

Osain
E' il medico degli Orichas. Il suo spirito alberga nelle sostanze curative e vive in ogni angolo in cui vi siano elementi naturali. A lui si deve chiedere il permesso prima di addentrarsi nei boschi e raccoglierne un qualunque elemento. Si identifica in San Giovanni e Sant'Ambrogio, i suoi colori sono bianco, rosso e giallo.

Orishaoco
Padrone di tutte le terre coltivate e dei suoi prodotti nonchè degli strumenti agricoli. Il suo colore è il rosa e il verde, il santo è San Isidro.

Olokun
Olokun è il mistero degli oceani. E' un'entità talmente immensa e profonda che la mente umana non riesce a concepirla e a farne una rappresentazione: infatti è l'unico Oricha di cui non si facciano rappresentazioni materiali. Olokun, insieme a Yemayà, è il principio vitale per eccellenza ma i suoi poteri possono diventare anche distruttivi e incontenibili.